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Martedì 6 Dicembre 2016

Elsa che guida la jeep in Africa: un’esperienza con il METODO FELDENKRAIS

C’era una volta, (e c’è ancora!) Elsa, che ha 92 anni. E qui, probabilmente, molti di voi si stanno già immaginando una vecchietta sprofondata in poltrona, magari un po’ sorda, che se ne sta davanti alla TV cercando di ‘decifrare’ tutte quelle immagini coloratissime e veloci che non vogliono dire niente. Sbagliato!
Elsa è una donna energica, colta, piena di vita, di vita vissuta in Africa, ad Asmara, dove da tantissimi anni passa diverso tempo come insegnante ai bambini.  Ci siamo incontrate a casa sua a Giove dove se ne stava, sì, davanti alla TV – le piacciono i gialli di JessiWS foto manica Fletcher – ma perché obbligata da una ingessatura alla gamba destra. Accanto a lei, libri, giornali e tanti cuscini da sistemare a seconda delle posizioni più comode che riesce a trovare.

Mi chiede se possiamo vedere la fine della puntata insieme, ok, anche a me piace la Signora in Giallo. Ci mettiamo d’accordo per un programma di lezioni individuali una volta tolto il gesso. Nel frattempo Elsa, che vive da sola, si organizza nel migliore dei modi escogitando diverse strategie per andare a letto, in bagno, prepararsi il pranzo, ecc. E’ arrabbiata coi dottori che l’hanno trattata male, che non le danno retta quando lei spiega le sue esigenze.

Alla prima lezione Elsa ha il ginocchio un po’ gonfio, piega la gamba di poco, così decido di manipolarla dolcemente per sentire quali movimenti le siano possibili, il tono muscolare, la flessibilità della caviglia. Intanto chiacchieriamo e lei mi racconta un po’ di sé.
Dopo dieci minuti, Elsa appoggia il piede a terra e riesce a piegare la gamba di qualche grado. Ha fretta di stare bene perché, dice, quando tornerà in Eritrea ad ottobre guiderà la jeep, deve tornare dai suoi bambini. Quando si alza in piedi, con mia grande sorpresa scopro che l’imponente signora in realtà è piccolissima e curva.
Già al terzo incontro Elsa piega la gamba a novanta gradi, cammina con facilità e, saggiamente, usa il bastone per sentirsi sicura. Decidiamo di lavorare sul letto, in modo che io possa toccare tutte le parti della gamba, la schiena, il bacino. Escogitiamo insieme dei modi facili di alzarsi dal letto, stare seduta e muovere agilmente la schiena e il collo, appoggiare saldamente i piedi al suolo prima di alzarsi, utilizzare l’altra gamba come un sostegno.

Al quarto, quinto incontro cammina più speditamente e senza il bastone, che dimentica in giro per casa, un appartamento con il pavimento in piastrelle lucide (!) dalle fantasie tipiche (e bruttine) degli anni 70, dove si affollano oggetti e quadri africani molto colorati e molto belli, che riscaldano l’atmosfera.

Quando arrivo a casa sua per la settima ed ultima lezione, trovo Elsa seduta nella grande sedia che ha predisposto per stare comoda, con la gamba destra (quella che era ingessata, appunto) accavallata, che dondola su e giù ritmicamente. Alla mia domanda: ‘come stai oggi Elsa?’ risponde: ‘bene, vedi? Non mi fa più male il ginocchio….’ e si esibisce in una serie di lanci in aria della gamba su e giù, su e giù, come fosse una ballerina in tutù…
Ci salutiamo, ci scambiamo gli indirizzi per poterci scrivere, si segna il titolo di un paio di libri sul metodo che insegno ‘che potranno essere utili al suo terapista ad Asmara’, poi mi accompagna giù per le scale. Il 26 ottobre ha preso l’aereo, proprio come voleva. Mi manca molto.

Rivedo Elsa l’anno dopo, il 5 luglio 2008 e l’anno dopo ancora… E’ una cuoca fantastica e ci tiene ad invitarmi a pranzo prima di fare gli esercizi; poi lavoriamo sul suo letto con piccole e dolci manipolazioni che possano aiutarla nei movimenti quotidiani.
I delicati esercizi sono accompagnati da fantastici racconti sulla sua vita, le persone care, l’Eritrea. Per abitudine da anni si sdraia sempre sullo stesso fianco perché “non era bello dare le spalle al marito, sai”. 
Come sempre le chiavi sono appese alla porta d’ingresso. Una volta, appena entrata in salotto, trovo Elsa immersa nella lettura di un libro.
Muove le labbra silenziose.
Mi siedo sul divano e aspetto.
Silenzio.
Passano i minuti.
Finito il capitolo: “Interessante. E adesso andiamo a lavorare!”

Elsa ci ha lasciato qualche giorno fa, ma il suo spirito giovane, le sue avventure, la grande capacità di scegliere di questa Donna straordinaria ultranovantenne, sono spesso l’oggetto dei miei racconti alle donne ‘anziane’ (si fa per dire) che si lamentano dei loro acciacchi di settantenni in una sequela di ripetitivi ‘ormai’. 
Così vive Elsa nel mio ricordo, dentro di me, e grazie ad Ornella che me l’ha presentata.
Mi piace saperla ancora lì, nella sua amata Asmara, una parte importante della sua eccezionale, avventurosa, lunga vita. Mentre scrivo riemergono tantissimi episodi, conversazioni, momenti esilaranti vissuti con lei, il sapore del vino bianco della sua tavola, il tocco leggero delle sue mani.
Elsa è con me.


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